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EGITTO di Rossella Setti


Purtroppo non posso scrivere di quella che è la realtà attuale dei cani in Egitto perché non ho avuto tanto modo di girare. La nostra é stata una semplice vacanza relax di una settimana, ma quello che posso fare è raccontare di alcune situazioni che ho visto e che mi hanno colpita parecchio.


Dahab é un piccolo paesino della costa Egiziana sul golfo di Aqaba, molto frequentato da surfisti, sub, turisti e viaggiatori alla ricerca di un’alternativa ai “baracconi commerciali” di Sharm El Sheik. Qui si respira un aria libertina, ma soprattutto, per quello che ho potuto vedere, penso che non assomigli a nessun altra località Musulmana per quanto riguarda il rapporto con i cani. Camminando per il paesino i cani sono molto presenti in mezzo alle persone, si può percepire un forte senso di equilibrio e appartenenza sociale.

C’é chi ha uno o due cani sulle scale di casa o all’ ingresso della propria attività. Si vede proprio che sono cani di quartiere, ben inseriti qui e da tempo. Ci sono poi persone del posto e viaggiatori, seguiti dai loro cani nella via del lungo mare. Mi ha colpito vedere un locale di una certa età seduto insieme al suo cane "Ciuffetto" che gli sta fra i piedi. Entriamo in un bar che fa anche da ostello e ci sono 5 gattoni ben curati, un paio di loro giocano fra i divani e gli altri intorno ai tavoli aspettano un pezzetto di carne. Uno dormicchia sullo zaino di un ragazzo proprio sopra al tavolo. Il proprietario, egiziano, ci dice che sono arrivati dalla strada e che da allora se ne occupa. Sono i suoi gatti, ma gli piacciono anche i cani e mi indica una foto, appesa sopra ai divanetti, che ritrae il suo cane che purtroppo non c’é più. È una cosa semplice ma mi ha colpito.

Nella nostra cultura appendiamo le foto del nostro cane in casa perché é considerato a tutti gli effetti parte della famiglia, cosa che personalmente non avevo mai visto in un paese Arabo. Un altro dettaglio che mi ha particolarmente colpita è stata vedere vari cartelli di divieto di accesso ai cani. Solitamente questa pratica la si trova dove il cane é fortemente radicato nel tessuto sociale. Passando davanti ad un centro per sport acquatici noto queste persone che conversano tra loro. Vi sono due cani liberi che sonnecchiano dentro al negozio, e un carlino tenuto scherzosamente in braccio da uno degli uomini seduto al tavolo che ad un certo punto, gli prende addirittura la collottola in bocca! Continuando la camminata, ad una bancarella la ciocca di capelli di una ragazza si confonde con un mini gattino tenuto sulla spalla. Superati i localetti sul lungomare un cagnone segue in acqua la sua proprietaria che gli sorride, più a largo un altro si trova addirittura sulla tavola da windsurf assieme al suo umano. Anche in centro si vedono persone sedute ai tavoli con i loro cani.

Mi stupiscono tutte queste cose che vedo una dietro l’altra, parlano di una fortissima accettazione sociale di cani e gatti all’ interno di questa piccola comunità fatta di viaggiatori, ma anche di abitanti del luogo. La cosa potrebbe sembrare scontata per noi, ma non lo è affatto per un paese africano.

A questo punto, incuriosita, chiedo ad una guida del posto come mai vi è una tale differenza qui rispetto agli altri paesi di religione Musulmana che ho visitato. Forse perché gli egizi hanno come antiche divinità cani e gatti? Mi risponde che per loro quelle divinità sono come per noi gli antichi dei greci o romani, che non c’entra nulla e che non influiscono nella loro società. Loro sono Musulmani, e che in realtà la non accettazione é solo una questione di ignoranza e mal interpretazione del Corano. Alcuni pensano che il cane sia un essere impuro, ma il Corano ribadisce spesso che bisogna essere gentili con tutti gli animali, un verso particolare recita addirittura che ad una donna venne concesso il Paradiso, nonostante gli errori commessi, solo per aver dissetato un cane di strada. Mentre mi parla penso che a casa cercherò questo pezzo del Corano, per stamparlo in foglietti da portare in viaggio la prossima volta. Chissà se distribuendoli insieme ai secchielli per l’acqua le persone sarebbero incentivate a lasciare da bere ai cani specialmente in un posto come questo, dove si muore dal caldo.

Invece a Sharm El Sheik ricordo di un grosso branco di cani randagi che si muovevano tutti assieme lungo una via del centro. Mentre passavano, alcuni egiziani cercavano di scacciarli, un bambino si era fermato davanti a loro per osservarli, poi una persona del posto li ha spaventati facendoli scattare in avanti e facendo scappare di conseguenza anche il bimbo che però non aveva alcuna paura dei cani. Ho seguito i cani camminando dietro al gruppo e un “beduino moderno” finge di tirargli un calcio per allontanarli, poi si gira, mi vede e sorride, della serie “eh... mi hai visto?”, per poi continuare con: "da dove vieni?”: probabilmente mi voleva vendere una foto con il cammello.

Può essere che le persone nelle località turistiche si comportino diversamente con i cani per strada rispetto ad altri luoghi perché consapevoli che noi occidentali abbiamo un’alta considerazione di questi animali. A Sharm ho notato alcuni cacciarli, altri invece offrirgli una ciotola d’acqua, alcuni guardarli infastiditi, mentre altre persone addirittura chiamarli ed interagire con loro.

Fuori dai resort alcuni guardiani hanno adottato un cane di strada per controllare la loro postazione. In quello di fronte al nostro ce n’è uno che sta libero lì davanti, intorno alla sua baracca, con un nastrino intorno al collo come segno di riconoscimento.

Probabilmente nel paesino di Dahab é tutto merito del turismo, ma ciò che traspare qui rispetto a Sharm, é che il cane ha fatto un passo avanti in società, quello d'ingresso nella comunità locale, specialmente nelle zone del paese sul lungomare. Rivedo per strada l'uomo anziano che si incammina con il cane “Ciuffetto”, si vedono passare anche ragazzi egiziani e non, con i propri cani liberi a seguito, chi appena uscito dal mare con rispettivamente costume e pelo bagnato, chi in bicicletta, chi a piedi.


La cosa più bella é cogliere in ognuna di queste persone che vanno per la propria strada, quello sguardo fugace rivolto ai loro compagni alle loro spalle, una piccola attenzione, un rapidissimo momento, che peró conferma l’esistenza di quel rapporto e di quanto sia importante per entrambi.


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