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DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI CAVALLI: LA COMUNICAZIONE. #4



La comunicazione è una risorsa biologica e i cavalli presentano una grande complessità quanto a comunicazione sociale inter specifica.


L’ organo di senso maggiormente coinvolto è l’ occhio, tra i più grandi in natura

(5 cm. per 6,5 cm.), gli consente una visione di 350°, per un’ ottima visione laterale che presenta punti ciechi in direzione frontale e nella parte posteriore per circa 60°.

Nella zona frontale, in un arco di circa 70°, il cavallo ha una vista binoculare, che consente di riconoscere accuratamente le profondità degli spazi e mettere a fuoco più dettagli (per esempio scegliere le piante da mangiare al pascolo).

Per la restante parte del campo visivo che risulta molto ampia (circa 140°), il cavallo utilizza una visione monoculare, ovvero gestita da ogni occhio in maniera indipendente.


Anche il tatto ha un ruolo importante nella comunicazione, spesso utilizzato come strumento per la socializzazione.


La motivazione cinestesica inoltre suggerisce l’ importanza di coreografie ritualizzate, ottimo e prototipico strumento di comunicazione, estremamente efficace.


Non sono solo movimenti tanto enfatici a far parte della comunicazione equina: le orecchie, la direzione del muso, la prossemica, le traiettorie, i movimenti accennati degli arti, la sinfonia ormonale che si muove su canali a noi sfortunatamente inaccessibili, sono puntelli comunicativi fondamentali.


La comunicazione equina, se ha la possibilità di esprimersi all’ interno di un branco - com’ è sua natura incrollabile - ha una costante accezione individuale e collettiva, sostanziandosi dell’ azione di uso condiviso, esprimendosi costantemente nella sua accezione di coordinazione e congiunzione.



Rubrica a cura della “responsabile zoosemiotica" (analisi del comportamento comunicativo animale) e progetti cavalli liberi di Stray Dogs APS: Elisa Boggia


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